Bacco e Demetra, un matrimonio da salvare

Tre falsi miti da sfatare nell’abbinamento vino-cibo dalle ostriche con lo Champagne al digestivo di fine pasto.

L’assenza di una conoscenza specifica (in qualsiasi ambito), spesso ci assoggetta a comportamenti e rituali che ripetiamo in continuazione senza porci domande. La vita spesso, a causa della frenesia del suo scorrere, non lascia spazio a domande sulle quali riflettere o a considerazioni che possano indurre ad approfondimenti. Questa è la vita, questo il suo scorrere veloce. Ci sono ambiti poi in cui la domanda se sia giusto o sbagliato agire in un determinato modo, non trova spazio proprio perché è da sempre così e quindi il subconscio non trova lo stimolo per un’analisi riflessiva.

Uno di questi ambiti è strettamente legato alla nostra filiera enogastronomica ed ecco che la Tavola, che di essa rappresenta una sorta di cornice perfetta, inizia ad essere una “pericolosa” palestra di esercizi di stile non corretti.

Ce ne sarebbero tanti di esempi da portare alla luce, uniti ad altrettante azioni correttive da apportare, ma non è importante snocciolarne l’elenco completo, quanto, piuttosto, capire il perché sia sbagliato portare avanti rituali che gli studi e gli approfondimenti hanno rivelato, nel tempo, essere non corretti.

Quante volte ci siamo trovati di fronte ad un trionfo di ostriche accompagnate in abbinamento allo Champagne o a del Franciacorta (che sarebbe comunque meglio in linea di principio in quanto prodotto nostrano…) ritenendo di trovarci davanti ad uno dei migliori connubi esistenti a Tavola? La risposta è: sempre! Ecco qui che crolla il primo mito, che si sgretola una delle tante certezze degli amanti della buona Tavola. Ci sono poche cose più sbagliate dell’abbinamento ostriche & bollicina.

L’ostrica, infatti, produce in maniera naturale una sensazione zincosa che a contatto con la Co2 genera delle note metalliche sul palato, ma nessuno ci fa caso perché nell’immaginario collettivo accostare un’ostrica ad un bicchiere di bollicine rappresenta l’estasi dei sensi, l’abbinamento più sexy che esista e quindi non ci sono discussioni. Sostituite la bollicina con uno Chablis, ad esempio, e troverete un perfetto equilibrio tra le due componenti!. Lo Chablis cresce su di un terreno formato da stratificazioni millenarie di fossili marini il 90 % dei quali è composto proprio da gusci d’ostrica: al palato troverete un’armonia senza eguali e sarete voi stessi a non considerare più la bollicina quando si parla di ostriche.

A quanti matrimoni, feste di laurea, compleanni avete partecipato che sono terminati con l’inevitabile “dolce chiusura” composta da una bella torta accompagnata da un prodotto spumantistico (Trento Doc, Franciacorta, Champagne etc etc…)? Vogliamo dire il 90% delle volte? Sta per crollare il secondo mito…Le corrette regole dell’abbinamento, infatti, prevedono sempre una contrapposizione tra la tendenza del piatto e quella del vino tranne per quanto riguarda il dolce: il dolce vuole il dolce! Non lasciate che un Brut contrasti senza necessità il vostro dessert ma lasciate che esso si accompagni, a seconda della sua tipologia, ad un meraviglioso Moscato d’Asti o ad un passito ad esempio. Fatelo consapevolmente e vi si apriranno nuove sensazioni che vi aiuteranno a capire la giustezza della vostra scelta.

La sensazione di sazietà (per non dire di pesantezza) che spesso accompagna la fine di una cena tra amici nella quale magari si è esagerato un po’ con il cibo e con il vino, spessissimo si cerca di attenuarla con la richiesta di un bel bicchiere di grappa o di amaro. È in arrivo la distruzione (in questo caso il termine è quanto mai azzeccato) del terzo mito, della terza leggenda popolare.

Ponetevi questa domanda: secondo voi, aggiungere 40/45° di alcol ad un processo digestivo, lo accelera o lo rallenta? La risposta non c’è neanche bisogno di scriverla eppure, il nostro cervello è talmente plasmato dalle consuetudini, che addirittura ci autoconvince che quel bicchiere che trasuda una gradazione alcolica così elevata, sia in grado di aiutarci in quel momento di oggettiva pesantezza portandoci fino ad una compiaciuta esclamazione del tipo “Ah…adesso sto meglio!”…e magari ce ne prendiamo anche un ulteriore bicchiere!

Attenzione, chi scrive è un grande amante delle grappe e non vuole essere questo un j’accuse nei confronti di questo prezioso liquido che accompagna spesso il finire delle nostre serate, ma semplicemente vuole aprire un ragionamento sul suo corretto utilizzo. Rispetto a quanto dibattuto finora, l’importante è partire da un presupposto fondamentale: non si tratta di essere pignoli né di voler contrastare necessariamente quelle che possiamo chiamare una sorta di tradizioni tramandate da sempre. Si tratta solo di dare una risposta ad un quesito: perché dobbiamo privare il nostro palato dell’emozione che scaturisce da un piatto abbinato correttamente ad un vino?

In fondo il piacere della Tavola è proprio questo non credete? Non si tratta solo di riempire lo stomaco, ma di appropriarsi di un’emozione consapevole che possa regalarci un giusto premio nel rispetto della tradizione e della convivialità sì, ma sfatando dei falsi miti che ci privano delle giuste emozioni di quella Tavola su cui regna il nostro grande Cibo insieme al nostro grande Vino tricolore di cui noi italiani dovremmo essere ambasciatori nel mondo. Bacco, antico Dio del Vino e Demetra, antica divinità dell’Agricoltura, rappresentano l’idillio stesso del matrimonio che la Tavola sugella ponendosi come loro casa, ma come per tutti i matrimoni, i pilastri per una convivenza duratura necessitano di una solida base, di un’armonia di fondo che noi siamo chiamati a garantire, in questo caso, come arbitri imparziali del piacere.

Fischietto in bocca, dunque, e che inizi un nuovo match all’insegna di un appagamento dei sensi consapevole!!

Scritto da Carlo Attisano per mangiaebevi.it

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Come si riconosce un vino di qualità?

Un vino di qualità si riconosce da diversi fattori: il profumo, la persistenza, l’equilibrio tra acidità e morbidezza, la limpidezza e il retrogusto. Durante una visita in cantina è possibile imparare a riconoscere questi aspetti grazie alla guida di esperti enologi.

Qual è la differenza tra vino artigianale e industriale?

Il vino artigianale è prodotto in quantità limitate, con attenzione ai processi naturali e rispetto del territorio. Le cantine artigianali, spesso a conduzione familiare, valorizzano la materia prima e il lavoro manuale.

Qual è il periodo migliore per visitare una cantina?

La vendemmia, tra settembre e ottobre, è uno dei momenti più affascinanti. Tuttavia, ogni stagione offre esperienze diverse: in primavera si assiste al risveglio della vite, mentre in inverno si può degustare il vino appena imbottigliato.

Cos’è una degustazione guidata?

È un’esperienza sensoriale condotta da un sommelier o produttore. Si imparano le tecniche per degustare il vino, abbinarlo ai cibi, cogliere profumi e sapori, e conoscere il territorio da cui proviene.

Perché scegliere un’esperienza in cantina?

Visitare una cantina non è solo degustare vino: è scoprire storie, paesaggi, tradizioni. È un modo per connettersi con la terra, sostenere produzioni locali e vivere il vino con consapevolezza.

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